Pittura | Seicento | Mattia Preti | Sant'Antonio Abate | Giudizio critico


62 x 62 cm
Olio su tela


Scheda opera

Descrizione opera

Sant'Antonio Abate

Mattia Preti

Il giudizio critico


Il bel quadro raffigura un’effigie dei “San Francesco da Paola” (o Sant’Antonio Abate) è opera del pittore del pittore Mattia Preti  e come tale è stato da me illustrato nel mio recente volume dedicato a quest’artista. Il Preti  è uno dei maggiori esponenti della cultura pittorica del barocco europeo. Il suo percorso artistico è segnato da innumerevoli viaggi e ricerche, che lo portano a conoscere vari aspetti dell’arte coeva. L’esordio avviene a Roma dove, nel 1628, raggiunge suo fratello Gregorio, pure pittore. Nella città papale può apprendere il naturalismo chiaroscurato e drammatico del Caravaggio che forse ha già avuto modo di vedere a Napoli lungo il percorso di avvicinamento. Nondimeno è anche l’opera complessa di Guercino , di Pierfrancesco Mola, di Lanfranco, di Gianlorenzo Bernini ad attirare il suo interesse, dandogli occasione per sviluppare uno stile potente, ricco di qualità formali e concettuali, nonché solutive, che gli valgono commissioni di rilievo, sia per Roma (Sant’Andrea della Valle; San Carlo ai Catinari etc…) che per il contesto dello stato pontificio (Abbazia di San Martino al Cimino, San Biagio a Modena etc…) Nel 1642 viene nominato Cavaliere dell’Ordine di Malta e nel 1656 è convocato a Napoli per eseguire gli affreschi “ex voto” per la fine della pestilenza. Oltre a questi, anche nel Viceregno, il Preti  è coinvolto in imprese artistiche di grande importanza. L’ultimo quarantennio della sua esistenza si svolge, fra molti onori e una frenetica attività, nell’isola di Malta. Qui tra l’altro per i Cavalieri e per le loro varie “fidejussioni” deve eseguire (oltre alle suddette imprese artistiche di ordinaria prassi) il ciclo dedicato alle storie di San Giovanni Battista nella volta della Cattedrale di San Giovanni dei Cavalieri a La Valletta. Tuttavia queste ultime vicende esulano dall’argomento oggetto di queste note. Infatti il Sant’Antonio Abate deve ritenersi condotta a Roma, verosimilmente dopo la conoscenza di analoghe immagini del Guercino  e del Mola che tuttavia, egli intride di preziosismi visivi che hanno come fonte di riferimento anche la puntigliosa descrittività del Ribera. Confronti significativi rinviano ad altri dipinti analoghi del Preti  tra i quali menziono il “Vecchio con libro musicale” in basso a destra dal “Concerto” (Particolare, Roma Palazzo Barberini); il San Pietro nel “Tributo a Cesare” (particolare) conservato nella Galleria Doria Pamphili; il “Diogene”, Buskot Park, National Trust; il San Pietro nella seconda redazione del “Tributo a Cesare” (particolare) Roma, Galleria Nazionale d’arte Antica. Questi vanno aggiunti a due “Padre Eterno” relativi alla pala con la “Madonna col Bambino tra i Ss. Gaetano da Thiene e Francesco da Paola” a Taverna (Catanzaro), nella Chiesa di santa Barbara e alla Pala d’altare con “San Giovanni battista che predica” sempre a Taverna, ma nella chiesa di San Domenico. (Maurizio Marini)