Pittura | Settecento | Giovanni Battista Busiri | Veduta di Santa Francesca Romana | Descrizione opera

30 x 23 cm
Olio su tela


Scheda opera

Veduta di Santa Francesca Romana

Giovanni Battista Busiri


Il dipinto

Della numerosa schiera di artisti che lavorarono a Roma nei primi anni del Settecento e che si dedicarono alla pittura di paesaggio e ai Capricci, Giovanni Battista Busiri fu certamente uno dei maggiori, come emerge oggi da molti studi atti a rivalutare la figura di questo pittore, rimasto per troppo tempo in ombra rispetto ad altri illustri colleghi quali Giovanni Paolo Panini o Antonio Joli, che rispetto al Busiri seppero intrecciare relazioni più strette con le diverse committenze romane, ottenendo così incarichi importanti. Il Busiri, che iniziò a dipingere come dilettante e che man mano affinò la propria tecnica col tempo, fu comunque molto apprezzato dalle famiglie nobili (sue opere sono oggi in Collezione Colonna e a Palazzo Doria Pamphilij) ma tuttavia non riuscì ad ottenere lo stesso successo.

La sua figura si annovera a buon diritto fra i principali membri della Scuola Vedutista e Paesaggista creatasi nella città eterna all’inizio del XVIII secolo. Una corrente che si sviluppò velocemente per rispondere alle esigenze non solo della grande committenza nobiliare e clericale romana, ma soprattutto per la moltitudine di visitatori acculturati europei che intraprendevano il Grand Tour, trascorrendo lunghi periodi nella Città Eterna: giovani rampolli delle più importanti famiglie inglesi e tedesche completavano il loro percorso di studi umanistici, viaggiando per anni nei luoghi che fino a quel momento avevano solamente conosciuto sui libri. Tappe del loro itinerario italiano erano principalmente Venezia, Firenze, Napoli e Roma e fra questi giovani vi era la voglia di portarsi via un’immagine di quei luoghi, come ricordo del viaggio. Questo tipo di mercato si rivelò così fortunato da convincere molti artisti a cimentarsi su questa tipologia di quadri, caratterizzati prima di tutto da dimensioni contenute (per essere trasportati meglio) e da soggetti commercialmente efficaci, quali il Colosseo, il Foro Romano, il Pantheon oppure Piazza San Pietro.

Il dipinto in esame in questa scheda, caratterizzato da un impasto cromatico piuttosto corposo e da una pennellata veloce ma decisa (come solo i maestri avevano), raffigura uno scorcio molto particolare del centro di Roma: una veduta da tergo della chiesa di Santa Francesca Romana, all’imboccatura di quella che era una delle strade di accesso al Campo Vaccino, ovvero l’antico Foro Imperiale. L’artista aveva  collocato il cavalletto sul lato meridionale del Colosseo, di cui ne raffigura una piccola porzione sulla destra per aiutarci nell’orientamento, puntando la sua attenzione verso ovest, dove è ben visibile il Tempio di Venere e Roma, il più grande edificio sacro conosciuto dell’antica città, dedicato alle divinità Venus Felix e Romae Eternae. Il tempio ci appare oggi sostanzialmente  simile a come apparve al Busiri nel Settecento: purtroppo solo il catino absidale si è conservato relativamente bene, mentre il resto è andato distrutto. Successivamente agli scavi però, che iniziarono proprio nel periodo di esecuzione di questa tela, vennero riportate alla luce le fondamenta e la pianta perimetrale dell’edificio (oggi ben visibili) che ci danno un’idea della grandezza e della magnificenza di questo edificio ai tempi del suo massimo splendore.