Pittura | Seicento | Bottega di Luca Giordano | San Luigi Gonzaga | Descrizione opera

32 x 42 cm
Olio su tela


Scheda opera

San Luigi Gonzaga

Bottega di Luca Giordano


Il dipinto

La tela in esame ritrae Luigi Gonzaga (Castiglione delle Stiviere 1568 – Roma 1591), giovane religioso dell’Ordine Gesuita, innalzato agli onori degli altari da Papa Benedetto XIII che lo proclamò santo nel 1726. Primogenito del Marchese Ferrante Gonzaga e quindi erede del titolo nobiliare, Luigi rinunciò ad ogni diritto dinastico per dedicare la sua brevissima vita a Dio e al prossimo.  

Nel 1580, dodicenne, riceve la Prima Comunione dalle mani di San Carlo Borromeo, poi si trasferì a Madrid, al seguito del padre che era di servizio presso la spagnola. Lì Luigi compì i suoi studi dove dimostrò una forte propensione alle materie umanistiche e teologiche, una propensione che si trasformò ben presto in una vera vocazione e conseguente ammissione all’Ordine Gesuita all’età di diciassette anni, nonostante la contrarietà del padre. Luigi decise di dedicare la sua intera vita ad aiutare il prossimo, rinunciando a tutto e contraendo voto di perpetua castità.

Di salute fragile, risentì molto delle dure penitenze che caratterizzavano la sua vita ma questo non lo distolse dall’obbiettivo della sua missione che portò avanti fino alla morte per peste avvenuta a Roma nel 1591, a soli 23 anni. Una malattia che il giovane aveva contratto aiutando un moribondo trovato per la strada. L'umiltà del marchese Luigi Gonzaga è espressa nella tela dalla natura morta di notevole fattura poggiata sul tavolo di fronte al Santo e composta da una corona marchionale, simbolo della rinuncia ai suoi diritti dinastici sul marchesato di Castiglione delle Stiviere a favore del fratello Ridolfo, dal giglio, il cui candore rappresenta la sua purezza verginale, e dal teschio che è simbolo della sua attitudine alla meditazione sulla morte e sulla caducità delle cose terrene.  

Il dipinto presenta un insieme armonioso di elementi ascrivibili a diverse correnti pittoriche. I toni bruni e caldi dello sfondo sono un chiaro riferimento alla Scuola Napoletana così come le mani, il cui intreccio mostra una vicinanza alla bottega del Ribera. La composizione iconografica di profilo e le delicate fattezze del volto dimostrano invece una conoscenza del classicismo emiliano. Una tale moltitudine di elementi artistici di diversa provenienza ci può aiutare nel circoscrivere l’ambito, nel quale fu realizzata questa tela, alla bottega di un pittore napoletano che durante la sua vita ebbe modo di viaggiare attraverso l’Italia e poter attingere a diverse esperienze artistiche: Luca Giordano , detto “Luca Fapresto” per la sua velocità di realizzazione pittorica.

Cresciuto nella bottega napoletana di Jusepe di Ribera, Luca Giordano  ebbe modo di intraprendere lunghi viaggi nei principali centri culturali dell’Italia come Roma, Firenze, Parma e Venezia. Il soggiorno in Laguna fu particolarmente significativo in quanto subì fortemente l’influenza dei maestri veneziani cinquecenteschi e coevi. Ne risultò una tavolozza dai colori più tenui e freschi e una smussatura delle linee anatomiche che fino ad allora risultavano più dure ed ascetiche, come appreso nella sua permanenza nella bottega dello “Spagnoletto”.

Il crocifisso verso il quale prega il Santo è realizzato con poche e precise pennellate e questo è un altro indizio verso un ambito giordanesco. Inoltre è da considerare il fatto che durante il suo soggiorno romano pare che Luca Giordano  sia entrato in contatto con gli ambienti della Compagnia di Gesù e da questo incontro potrebbe essere scaturito questo dipinto raffigurante San Luigi Gonzaga.

Di fatto, se non direttamente opera del maestro napoletano, si può sicuramente ascrivere questo dipinto alla sua bottega o al suo ambito.