Pittura | Seicento | Bartolomeo Gennari | Il profeta Isaia | Descrizione opera

96 x 118 cm
Olio su tela


Scheda opera

Il profeta Isaia

Bartolomeo Gennari


Il dipinto

Monumentale e fiero nell’aspetto, con la fronte alta e canuta e la barba lunga, ritratto nella tipica iconografia classica dei grandi dottori della Chiesa; lo sguardo è rivolto al Cielo per rispondere all’ispirazione divina grazie alla quale annuncerà al mondo la nascita del Salvatore, come riporta la scritta sul cartiglio nella mano sinistra. Così appare il profeta Isaia in questa composizione seicentesca, che per stile e gusto è certamente ascrivibile alla bottega centese di Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino . Fra i più importanti artisti del Barocco italiano, egli si distinse per l’organizzazione che caratterizzava la sua bottega, una sorta di odierna impresa familiare, capace di un’elevata produttività, per far fronte alla grande richiesta di dipinti. Una bottega composta principalmente da membri della sua famiglia, a conferma dell’ipotesi di quanto questo arista fosse legato al proprio ambito.

La composizione di questo dipinto riprende fedelmente uno dei modelli di punta della produzione guercinesca: la cosiddetta “mezza figura”. È risaputo infatti che uno degli esercizi principali degli allievi di quella bottega era la riproduzione delle opere più popolari del maestro. Questa strategia risultò vincente da un punto di vista commerciale ma al giorno d’oggi rende più complicato il discorso attributivo. Tuttavia, la mano più indicata per la realizzazione di questo quadro pare essere quella di Bartolomeo Gennari , uno dei primi collaboratori del Maestro.

Coetaneo del Guercino , Bartolomeo vi era molto legato non solo dall’età ma soprattutto da una profonda amicizia e dai forti legami familiari che intercorrevano tra di loro: il padre di Bartolomeo, Benedetto Gennari  “il vecchio” fu il primo vero maestro del giovane Barbieri e il fratello minore Ercole sposò la sorella del Guercino , Lucia, generando poi una serie di figli-pittori che entrarono nella bottega dello zio, tra i quali il celebre Benedetto Gennari  “junior”.

La formazione artistica di Bartolomeo avvenne ovviamente fra le mura domestiche ma si rafforzò  decisamente con la frequentazione de “l’Accademia del Nudo”, una piccola Scuola di pittura che il giovane, ma già ambizioso Barbieri aveva fondato a Cento, su imitazione della più nota “Accademia degli Incamminati” avviata a Bologna dai Carracci .

È in questa fase che Bartolomeo rafforza inevitabilmente la sua tecnica pittorica, avvicinandosi allo stile del suo amico/maestro, di cui appunto riproduceva le composizioni.

Con il ritorno del Guercino  da Roma, a seguito della morte di papa Ludovisi, Bartolomeo affinò ulteriormente il suo legame col caposcuola che cominciò ad accompagnare negli appuntamenti coi committenti: pare infatti che il Barbieri fosse particolarmente attento ai suoi consigli.   

La figura di Bartolomeo comincia così ad emergere all’interno della bottega, occupando una posizione sempre più di maggior rilievo. Una posizione che raggiunse l’apice quando il cugino Lorenzo Gennari  si trasferì a Bologna nel 1630, lasciandogli la posizione di “primo pittore” fra gli assistenti del Guercino . Ed è proprio in questi anni che incoraggiato dagli eventi, Bartolomeo comincia una produzione di sue opere originali, un’attività che eseguiva a margine del suo compito principale, che restava la produzione di copie dal maestro, che rimaneva una costante fra i suoi allievi  che in questo modo poteva contare su uno stile omologato e sulla produzione di modelli oramai  molto apprezzati dalla committenza.

Come asserito in principio di questa scheda, questa omologazione pittorica ha portato spesso a difficoltà attributive su opere di chiara derivazione guercinesca.

Tuttavia in questo ritratto del profeta Isaia, la trattazione del volto canuto, la monumentalità plastica del soggetto, unito ad una realizzazione essenziale del panneggio, sono tutti elementi che non solo conferiscono austerità al dipinto, ma che altresì indicano Bartolomeo Gennari  come autore di esso.