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Calcare compatto rossastro

Alt. 60 cm; lato abaco 40 cm

V-VI secolo d.C.


Scheda opera

Capitello corinzio di colonna

Capitello corinzio di colonna, il cui kalathos è rivestito da due corone di otto foglie d’acanto spinoso di tipo orientale. La prima corona, di altezza nettamente ridotta, presenta larghe foglie contigue che, toccandosi, creano zone d’ombra in forma di triangoli e pentagoni; la pagina è percorsa da una serie di profondi solchi di trapano che si dipartono dalla foglietta mediana di ciascun lobo e convergono verso il basso; le zone d’ombra che distinguono i lobi hanno forma triangolare allungata. La medesima articolazione è visibile sulle foglie della seconda corona, decisamente più alte di quelle della prima e pertanto formate da cinque lobi anziché tre. Su queste foglie si distingue la costolatura mediana, leggermente rilevata e svasata verso il basso; qui le cime aderiscono completamente alla superficie del kalathos, seguendone il profilo fortemente svasato, tranne che per la foglietta mediana del lobo centrale, ripiegata su se stessa. Fra le foglie della seconda corona compaiono sottili setti verticali di pietra in ricordo degli steli dei caulicoli, da cui si originano sia le lunghe foglie del calice, con andamento orizzontale e fogliette aguzze percorse da sottili incisioni mediane, sia i sottili nastri delle volute e delle elici, ormai quasi indistinti e ridotti a piccole spirali piatte. Anziché disporsi a ridosso del margine superiore del kalathos, i calici, le elici e le volute sono qui intagliati nella superficie verticale che, nei capitelli corinzi normali, è deputata all’abaco e alle sue decorazioni. Il tipo di acanto rimanda genericamente a modelli costantinopolitani, mentre la conformazione dei caulicoli ridotti a setti verticali e dei calici fogliacei sospinti fin sopra l’abaco, anche se compare sporadicamente in alcuni capitelli di pilastro della stessa Costantinopoli, è tratto distintivo della produzione siriana di ambito cristiano. Confronti puntuali per il nostro manufatto sono rappresentati dai capitelli delle basiliche cristiane di Mshabbak, Qalb Loze, El-Barah e nel complesso monastico di S. Simone Stilita, tutti edifici realizzati fra la seconda metà del V e il VI secolo d.C. Affinità stilistiche e strutturali si notano anche con alcuni esemplari di influenza siriana provenienti dall’Egitto e oggi custoditi al Louvre, che si collocano nel medesimo orizzonte cronologico. In base ai confronti citati è dunque possibile ascrivere il capitello al periodo compreso fra la seconda metà del V e il VI secolo d.C., e pare lecito anche ipotizzare un’attribuzione all’ambiente cristiano della Siria.